Majaria Trio    

 
 
 


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“Majaria Trio” è un progetto costituito nel 2010 che vede la collaborazione del batterista e percussionista Lucrezio de Seta, del bassista Alessandro Patti e del pianista polistrumentista Primiano Di Biase.
“Majaria” (pron: Ma-ia-rì-a) è una parola del dialetto siciliano che significa bellezza, sorpresa ed incantesimo, espressione del concetto più emotivo della parola “magia”.
La necessità di unire agli spazi espressivi della musica mediterranea, nonché musica di appartenenza e di estrazione popolare, pulsazioni più “moderne” (electric-jazz, funk, dub) è stato il materializzarsi della visione comune che ha stimolato questi tre musicisti, in apparenza così diversi tra loro, per storie personali e percorsi musicali, a realizzare il loro primo concept-cd: Majaria Trio.
I colori, i profumi, la luce, il mare, il calore del sole, le voci dei grandi mercati popolari: espressioni uniche e coinvolgenti del mediterraneo, ambiente vitale di questi tre artisti, hanno totalmente influenzato la ricerca originale dei temi e delle scelte ritmiche, oltre che estetiche, di brani che si discostano dai canoni e stilemi del più “classico” etno-jazz, per aprirsi e farsi attraversare da una continua ed inesauribile contaminazione che esalta e mette in luce la sensibilità artistica del trio.

 

Lucrezio de Seta: batteria e percussioni; Alessandro Patti: basso elettrico e contrabbasso; Primiano Di Biase: piano, synth, fisarmonica, effetti e voce.

Le dieci tracce strumentali proposte sono un caleidoscopio di ritmi, profumi e sensazioni diversificati tra loro, ma con un unico filo conduttore, il mediterraneo.

La grande maestria negli arrangiamenti e nell’esecuzione, le numerose citazioni dei nostri eccezionali strumentisti si muovono dagli Weather Report a Pat Metheny, da Jaco Pastorius ad Astor Piazzolla, da Stanley Clarke a Chick Corea.
Jazz, funk, dub, fusion ed altro ancora sono gli elementi che, miscelati insieme, ci accompagnano in questo viaggio nato nel 2010, ma che vede il suo debutto solo nei primi mesi del 2012 grazie alla giovane etichetta Headache Production.
Viaggio che, per le sue peculiarità, risulta in continua evoluzione: sempre diversificato da timbriche e melodie del patrimonio folcloristico musicale del sud Italia e del Nord Africa ma con colori ed atmosfere Jazz. Questo è il nostro viaggio: ad occhi chiusi tocchiamo con mani vibranti luoghi a noi tuttora sconosciuti.

Majaria, parola del dialetto siciliano, significa bellezza, sorpresa ed incantesimo, espressione del concetto più emotivo della parola “magia”.
E come in tutti i riti magici che si rispettano bisogna iniziare dal fuoco, dalla fiamma che anche se fissa è sempre in movimento con i suoi guizzi, le sue lingue diverse per colore e forma. Il crepitio della legna che sta bruciando introduce “Focu vivu”. Il brano muove dai fraseggi al microfono e tastiere, che ricordano Joe Zawinul, per giungere alla fisarmonica che porta alle feste di paese, alle danze popolari supportate da un ritmo fluente e preciso determinato dal basso elettrico e dalla batteria.
“Harissa”, salsa tipica Tunisina usata come condimento o ingrediente, dà il nome alla seconda traccia. I fraseggi del basso e della batteria fusi insieme fanno da supporto ai riff di Di Biase, che interrompendosi per dare spazio o al basso o alla darbuka ricordano sonorità Mediorientali, che non disdegnano tuttavia citazioni alla EL&P.
Il pianoforte a coda introduce “Vedanta “, termine sanscrito che indica la parte di chiusura della letteratura vedica; questo testo contiene quegli elementi della conoscenza che l'individuo deve percorrere per migliorare sé stesso. Melodie piene, perfette nella loro semplicità, in un giusto equilibrio di dialoghi tra i tre, ognuno con il proprio bagaglio esperienziale, che si compenetrano senza togliere spazio agli altri, anzi valorizzandoli. Nella quarta traccia, si invertono i ruoli ed il pianoforte in levare, unito alle spazzole della batteria, avvia una delicata bossa sulla quale fanno da solista le cinque corde del basso.
La tastiera riprende il motivo per riproporlo con nuove variazioni dandoci la sensazione di una profumata passeggiata sul lungomare. Profumi ripresi dall’assolo del bass wah e dagli ultimi fraseggi..
Il quinto pezzo è introdotto da un dirompente, ma delicato, assolo di batteria che accompagna tutto il brano. Su questo le tastiere ed il basso si librano come “plancton” che viene trasportato dalla corrente e dal moto ondoso dei tamburi di de Seta.
“Ciauru i Mari”, frase dialettale che vuol dire “profumo, aria di mare”, ci riporta nuovamente nel cuore del Mediterraneo. La fisarmonica ci ricorda le feste di paese nostrane, mentre l’infuocato assolo di batteria rimanda a quelle del mediterraneo africano. Contaminazioni tenute insieme dal chording del basso.
Un pianoforte alla George Winston ed una ritmica soft, suonata con le mani sulle pelli, ci portano tra “Sabbie e Miraggi”; non appena si introducono i piatti la concitazione aumenta salendo di tono per passare ad una dimensione caldamente jazz, che scorre fluida tra le dita di Di Biase, sempre più veloci e in contro tempo, per giungere ad un magnifico assolo di basso che avvia il brano alla chiusura come era iniziato.
“Il profumo del vento”, nella prima fase, ci porta tra i vicoli di Parigi con il basso che è pizzicato come una chitarra, le tastiere che riprendono i timbri di una fisarmonica e le spazzole della batteria che fanno da contorno. Un assolo di basso/chitarra cambia totalmente la direzione: le spazzole sono sostituite dalle bacchette, gli effetti aumentano, le voci si distorcono, i cori si accavallano alle rullate e con un crescendo costante si vola su in cielo, tra le nuvole, sempre più in alto.
La penultima traccia è un brano pacato, che infonde molta tristezza, acuita dal suono grave del contrabbasso che risponde alle note del pianoforte con l’archetto: “Crysis” è la crisi legata al nostro esistere ed ai dubbi del divenire.
Un rumore di passi ci porta dalla strada all’interno di un locale dove emerge il suono di una fisarmonica argentina che gradatamente ci coinvolge nel brano: “l’ultima volta” è un pezzo che ti porta a ballare, ad abbracciare chi ti ama, a volteggiare nel locale dove stanno suonando.

Ottimo debutto per questo meraviglioso trio che è riuscito a coniugare musica colta a cenni etnici nostrani e di altri lidi, facendo perno esclusivamente su indiscutibili abilità musicali. Finalmente, era ora! ci voleva in Italia musica non solo cantata, ma soprattutto strumentale e suonata a questi livelli.

Roberto Coghi

 

 
 

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